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L’I.I.S “VIA DEI PAPARESCHI” HA PARTECIPATO AL VIAGGIO DI FORMAZIONE PER LA MEMORIA PER DOCENTI VARSAVIA-LUBLINO, 22-24 OTTOBRE 2017

Nell’ambito delle iniziative per la Memoria e delle attività integrative e formative rivolte alle scuole secondarie di secondo grado e ai centri di istruzione e formazione professionale, la nostra Scuola ha partecipato al  primo “Viaggio di formazione della Regione Lazio sui luoghi della Shoah” per i docenti delle discipline storiche.

L’iniziativa è stata articolata in tre giornate di lavoro, conoscenza e approfondimento, condotte da Marcello Pezzetti, storico della Shoah, e da Umberto Gentiloni, docente di Storia contemporanea dell’Università “La Sapienza”. Le giornate sono state organizzate in collaborazione con la Fondazione Museo della Shoah di Roma, nei luoghi che furono teatro delle persecuzioni attuate dalla Germania nazista nella Polonia occupata: il ghetto ebraico di Varsavia e dei campi di sterminio di Treblinka e Majdanek.

Si ringraziano Nicola Zingaretti e Massimiliano Smeriglio, rispettivamente  Presidente e Vicepresidente  della Regione Lazio, per aver voluto e sostenuto il primo viaggio della memoria rivolto agli insegnanti.
Un ringraziamento  allo staff per l 'aiuto logistico, sempre puntuale e premuroso.
Agli storici Marcello Pezzetti e Umberto Gentiloni va la nostra sentita riconoscenza per la preziosa formazione sul campo e per il confronto continuo (diurno e serale) nonché per gli utilissimi  materiali didattici.

IL GHETTO EBRAICO DI VARSAVIA

Quel che rimane del più grande ghetto ebraico d’Europa, istituito a Varsavia dai nazisti tra il 2 ottobre e il 16 novembre 1940, è davvero poca cosa. Del lungo recinto murario che lo divideva dalla città non sopravvive che qualche brandello, qua e là visibile, nel centro cittadino. Delle case, delle sinagoghe, dei quartieri, delle strade restano qualche palazzo, qualche cortile e poco più, perché furono distrutti dalla furia nazista, durante e dopo la repressione della ribellione ebraica, scoppiata tra il gennaio e l’aprile-maggio del 1943. Oggi, l’immane tragedia è simbolicamente leggibile nella Via della Memoria che inizia dal piazzale di raduno - Umschlagplatz - nel confine meridionale del ghetto, da dove circa 300. 000 ebrei furono deportati in treno a Treblinka. Il memoriale commuove per la semplicità fortemente evocatrice: un muro rettilineo in blocchi di marmo con un’apertura centrale, che richiama la forma di un vagone del treno. Sulla superficie sono incisi i nomi di centinaia di ebrei del ghetto.

Poi, riprendiamo la Via che si snoda a tappe, tra le lapidi e i monumenti innalzati a perenne ricordo dei 450.000 ebrei uccisi, culminante nel monumento agli Eroi della ribellione.

Poco distante, si erge il modernissimo Museo Polin dedicato ai mille anni di Storia degli ebrei polacchi. La sua facciata è squarciata da un’enorme fenditura che rievoca il passaggio degli israeliti attraverso il Mar Rosso. La parola "Polin", che ricorre sulle lastre di vetro dell’esterno, in ebraico significa "Polonia", ma anche "Qui riposerai" o “Qui ti fermerai”. Con questi significati, gli ebrei si stabilirono in Polonia dall’epoca medievale, perseguendo l’ideale di una pacifica convivenza con la popolazione locale.

Nella rarefazione delle parti originarie del ghetto e nei molteplici monumenti, in cui la Memoria collettiva si concretizza,  la Shoah non smette di evocare i suoi orrori.

Varsavia
Varsavia Varsavia
Varsavia
Varsavia Varsavia
 


TREBLINKA

Arriviamo in una radura circondata da un ampio bosco di betulle, faggi e abeti.

La giornata è uggiosa e la luce fredda rischiara a malapena il percorso. Se non sapessimo dell’esistenza del lager in questo luogo appartato, la natura sembrerebbe quasi incantata. Invece no!

Qui i nazisti inflissero la morte con inaudita crudeltà, protetti dal bosco e al riparo da occhi indiscreti.

Un muro in cemento dà accesso all’area del campo; fu costruito negli anni Sessanta, insieme al memoriale delle pietre e al grande monumento, quando il governo polacco decise di  ricordare gli ebrei polacchi, vittime incolpevoli del nazismo.

Poi, davanti ai nostri occhi si spalanca un’immensa distesa di 17.000 pietre rotte, dalle dimensioni e forme sempre diverse: piccole a ciottoli, grandi, grandissime con lati aguzzi come spade, frastagliati a falesie, ma tanto aspre e crudeli a ricordare le 900.000 vite spezzate, i 700 villaggi inghiottiti dalla ferocia nazista, i cui nomi sono tracciati sulle pietre. Un acciottolato conduce al  monumento commemorativo, che si erge protettivo sul  mare di pietra.

I versi di Ungaretti martellano la memoria:  Come questa pietra/del S. Michele/così fredda/così dura/così prosciugata/così refrattaria/così totalmente disanimata […]

Altra pietra, ma identica eclissi dell’uomo.

Su una pietra ci inchiniamo commossi: è quella dedicata alla memoria di Janusz Korczak, medico, pedagogo e maestro, che morì a Treblinka con i bambini che accoglieva nell’ orfanatrofio di Varsavia. Preferì morire piuttosto che abbandonarli.

Noi tutti raccogliamo dei sassolini e, a turno, silenziosamente li depositiamo sulla sua pietra, come altrettanti fiori.

Camminando ancora e perdendoci tra pietre e boscaglia, ci imbattiamo in una rettangolo di fitte pietre conficcate a terra: una simbolica fossa comune in cui uomini, donne, vecchi e bambini furono cancellati per sempre.

Treblinka
Treblinka Treblinka
Treblinka
Treblinka Treblinka
Treblinka
Treblinka Treblinka
Treblinka
Treblinka Treblinka
Treblinka
Treblinka Treblinka

 


MAJDANEK

Il campo di Majdanek si squaderna davanti ai nostri occhi, ben visibile dalla carrozzabile da Lublino, nella vastità degli oltre 200 ettari.

In origine, le strutture si distendevano dalla parte pianeggiante, più vicino alla strada di accesso, continuavano fin sulla cima di una collinetta con quelle consacrate allo sterminio. Lì  era collocata la zona più tragica di tutto il campo, dove si concludeva  la via crucis dei prigionieri.

Su quel lato un po’ nascosto, furono realizzate: le baracche con le docce, le camere a gas con l’annessa ciminiera che ancora oggi s’innalza verso il cielo e le molteplici fosse per deporre prima i corpi e poi la cenere.

Da lì ne fu prelevata una tale quantità, mista a terra e ad altri frammenti, da riempire l’ampia rotonda del memoriale che sovrasta il campo.

Più in basso, rimangono la serie delle baracche-dormitorio e quelle di servizio, ma è solo una piccola parte di quel che c’era.

A piccoli gruppi visitiamo le baracche-dormitorio con file continue di rudimentali letti a castello e quelle della svestizione, in cui un numero inverosimile di scarpe è pigiato all’interno di gabbie metalliche. In questi luoghi spogli e desolati, la materialità degli oggetti e la loro evidenza fisica colpiscono su tutto perché sono ancora tanto impregnati di vita da essere insostenibili per lo sguardo. Tuttavia, proprio queste caratteristiche restituiscono agli oggetti del campo la qualità di testimoni diretti e attendibili e dunque responsabili anch’essi del dovere della memoria.

Majdanek
Majdanek Majdanek
Majdanek
Majdanek Majdanek
Majdanek
Majdanek Majdanek
Majdanek
Majdanek Majdanek
Majdanek
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SITOGRAFIA

Per le notizie storiche, la documentazione fotografica, la bibliografia e la filmografia,  www.ghettinazisti.it (dalla Mostra storica “I ghetti nazisti” a cura di S. Berger, M. Pezzetti, B. Vespa. Roma, nel Complesso Monumentale del Vittoriano, in occasione della Giornata della Memoria 2012 27 gennaio- 4 marzo 2012) e www.museodellashoah.it  sito della Fondazione Museo della Shoah.

https://www.youtube.com/watch?v=0LDIkJP_MF4&feature=youtu.be

http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/10/23/foto/regione_lazio_lager_viaggio_a_treblinka-179109330/1/#1

http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/10/24/news/regione_lazio_viaggio_della_memoria_nel_lager_di_majdnek-179199365/

Allegati:
FileCreato
Scarica questo file (bibliografia.pdf)Bibliografia15-11-2017
Scarica questo file (MappeDellaShoah.pdf)Mappe della Shoah09-11-2017